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IL PUNTO DI  VISTA  

 

    ANNAMARIA MEONI

 

                                                                                                                                                                                                    Anna Maria Meoni   dr.ssa Primario Psichiatra    agupart@hotmail.com

Sigmund Freud psicoanalista e Lucian Freud pittore

 

di Anna Maria Meoni

 raggazza con foglia di fico

Ragazza con la foglia di fico, 1947.   Lucian Freud Acquaforte. Art Institute of Chicago.©  

da https://artmap.com/moma/exhibition/lucian-freud-2007

 

Gli studi su arte e psicoanalisi di Sigmund Freud e la produzione di arte di Lucian Freud meritano attenzione per lo stretto vincolo di parentela e le complesse vicende socio politiche del ‘900 che li portano entrambi, esuli in tempi ed età diversa, in Gran Bretagna per salvarsi dalla persecuzione razziale del regime nazista del Terzo Reich. Poco esplorata è la relazione tra la concezione di Freud dell’arte, che interpretava secondo la teoria psicoanalitica da lui formulata, e quella del nipote, che arte faceva. Si sono frequentati per pochissimi anni, i primi undici della vita di Lucian e poi l’ultimo della vita di Sigmund. Entrambi hanno avuto grande cura nel rappresentare in modo inequivocabile i risultati delle loro opere e mantenuto grande cautela nel rappresentare la loro vita privata. Il nonno, supportato dalla figlia Anna e dal figlio Ernest, il padre di Lucian, ha fermamente voluto che il frutto del suo pensiero fosse consegnato alla storia senza possibili equivoci. Il nipote supportato dai galleristi, dai quali si faceva rappresentare con altrettanta fermezza, ha precisato, di là da ogni ragionevole dubbio, la sua scelta espressiva e la tecnica adottata e il suo riferimento stilistico controcorrente al complesso e ricco movimentismo dell’arte nel ‘900.

Per quanto riguarda l’aspetto sociale è ragionevole pensare che ognuno di loro sia stato colpito dai tragici eventi politici in momenti diversi di maturazione della personalità, quando le fragilità sono molto diverse. Da una parte il nonno che con un IO maturo anziano e malato sembra rimasto apparentemente tranquillo e abbia sottovalutato le conseguenze gravi di cosa andava accadendo. Dall’altra il piccolo nipote, con un IO ancora non completamente strutturato, nel medesimo periodo è stato travolto da un’angoscia sociale che non poteva comprendere in particolare negli anni dal 1933 al 1939, durante i quali la persecuzione delle diversità diventa fatto e non più solo parole o idee o progetti.

Nel 1933 Adolf Hitler era diventato cancelliere avviava le persecuzioni contro gli Ebrei in Germania: anche i libri di Freud sono bruciati in piazza con il messaggio mediatico ‘non comprate dagli Ebrei’.

non comprate da ebrei nazi

In quel periodo Sigmund Freud inizia la corrispondenza con Einstein sulla questione Perché la guerra? E appare rassegnato all’ineluttabilità della violenza insita nell’uomo.

In America tra gli stessi Ebrei ci sono posizioni contrastanti se allinearsi al proibizionismo tedesco variamente giustificate sul tema più generale del contrasto all’immigrazione. Solo dopo cinque anni, nel 1938, anche Sigmund Freud, come molti, lascia l’Austria (nel frattempo invasa e annessa alla Germania) per trasferirsi in Inghilterra. All’età di undici anni, nel 1933, Lucian Freud, condotto dalla famiglia, già aveva lasciato Berlino per Londra: un piccolo esodo anticipato dalla lungimiranza del padre Ernst, figlio di Sigmund, che aveva intuito, a differenza del padre quella deriva di olocausto che stava per accadere. All’età di ottantadue anni, anche Sigmund Freud, nel 1938 a Londra ritrova il nipote che di contro manifesta rabbia e disadattamento a ciò che continua ad accadere e l’esodo cui è stato costretto si manifesta con comportamenti sostanzialmente disadattati e ostili nel paese che l’aveva accolto come rifugiato.

L’anno successivo Sigmund Freud muore a Londra e lascia in eredità ai nipoti i diritti di autore di tutte le sue pubblicazioni. Lucian Freud ritira la sua quota sebbene ammetta di non aver letto le opere del nonno e di non essere interessato alla Psicoanalisi. Il piccolo esodo di Lucian, a confronto con il grande esodo della storia e che si ripresenta nel ‘900 per gli ebrei, non è un piccolo trauma quando interferisce nel difficile passaggio attraverso la pubertà verso l’adolescenza. Il bambino avrebbe dovuto capire perché era meno peggio scappare dalla Germania e si arrabbia. Il nonno Sigmund, a differenza del figlio Ernest, sembra invece aver sottovalutato il pericolo per se stesso e la sua famiglia, anche di fronte alle evidenze. Se accanto a Sigmund Freud non vi fosse stata Marie Bonaparte a proteggere la sua persona e suo figlio Ernest, ad attenderlo a Londra, la Psicoanalisi e la storia dei disturbi psicologici e psichiatrici avrebbe avuto un altro corso.

Quando si studia qualcuno o qualcosa del ‘900 non si dovrebbe mai dimenticare quanto di terribile e destrutturante sia avvenuto nelle coscienze individuali dei sopravvissuti. 

 

Le notizie biografiche del nipote Lucian sono invase dal personaggio pittore, che per lui hanno costruito e al quale, senza dubbio, ha convintamente collaborato. Pittore figurativo e ritrattista, formalmente realista e espressionista, offre tra le sue opere molti autoritratti ma forse un’introduzione più adeguata alla sua persona è il ritratto che l’amico e pittore Francis Bacon ha sviluppato di lui in forma di trittico.

 

bacon

Studio di Bacon per il ritratto di Lucian Freud trittico (1964)

Tratto da;https://aphelis.net/deleuze-francis-bacons-three-studies-lucian-freud-1969/

 

 

L’opera di Francis Bacon si basa volutamente sulle fotografie di Lucian Freud realizzate da John Deakin per il quale posava.  Deakin era chiamato da Bacon a condividere un’esperienza di commistione tra arte e fotografia con attenzione all’espressione di sentimenti di estraneità e alienazione del genere umano teorizzati dallo psichiatra e psicoanalista R. D. Laing.

Bacon in conformità a una foto deforma il corpo e il volto delle persone ritratte fino a renderle difficilmente riconoscibili. Rimane sulla scena della tela il movimento del corpo e una composta vitalità intrinseca tra linee evidenti e ben definite.

Peter Loewenberg, psicoanalista americano, sostiene, in contrasto con Feaver, critico d’arte, che vi sia una sintonia tra il nipote artista e il nonno psicoanalista per ragioni culturali e artistiche per una condivisa visione del mondo, del corpo, del Self e di cultura tali da riconoscere una diretta influenza di Sigmund Freud nelle opere del nipote Lucian.

In vero il nipote pittore sembra seguire un’introspezione autonoma del proprio personale sentire e agire che richiama piuttosto gli sviluppi della psicoanalisi freudiana di R. Donald Laing, che considera l’alienazione psicopatologica delle malattie mentali come derivato dell’incontro-scontro dell’individuo con il gruppo degli individui e quindi la società nella cornice dell’emergente esistenzialismo.

La differenza tra il nonno (e il padre) e il nipote (e figlio) sta nell’estrema fragilità del nipote turbato in un momento difficile dello sviluppo, protetto solo per quanto possibile da avvenimenti più grandi per tutti.

Nonno, padre e nipote sono comunque riusciti tutti e tre a essere professionisti di successo nei campi che avevano scelto, scienza, architettura e pittura: non è stato poco in un’epoca che ha distrutto molte delle più belle menti e sensibilità in via di espressione.

 

Le opere di Lucian Freud cosa raccontano

Presentazione 14-12-2018 negli incontri con il Centro Studi Psicologia e Letteratura di Aldo Carotenuto alla biblioteca Pier Paolo Pasolini di Roma

 

·         Il ritratto di John Deakin, 1963-1964 piccolo olio su tela 30,2 x 24,8 racconta una storia di reciprocità di relazioni e sperimentazioni e atteggiamenti sociali che, dopo la seconda guerra mondiale, caratterizza artisti spesso stranieri che vivevano a Londra intorno alla figura emergente di Francis Bacon. Il reciproco fotografarsi e ritrarsi pittoricamente rileva la forte condivisione tra questi tre artisti della loro sperimentazione. La comune estraneità delle origini rispetto alla cultura anglosassone, l’espressione di sentimenti omosessuali nonostante sia contro la legge, come per Hitler, anche in Gran Bretagna. Gli aspetti comuni e la condivisione sociale non impediscono comunque l’individualità formale delle singole scelte espressive, che percorreranno strade diverse anche se di controtendenza nel panorama delle avanguardie internazionali. L’accostamento che presento con le istantanee di John Deakin evidenzia l’intervento incisivo del pittore espressionista sul travaglio interno di quest’artista, che attraverso una dipendenza da alcool morirà povero e in solitudine.

·         Il dipinto lnterior with plant, reflection listening, 1967-1968 è un olio su tela perfettamente quadrata (121,8 x 121,8) che presenta la commistione di un piccolo autoritratto inserito tra le foglie di una pianta di appartamento. Il ritratto è in posa di ascolto e il titolo reflection listening richiama la psicoterapia centrata sulla persona proposta nel 1940 dallo psicologo americano Carl Rogers, professore universitario più volte premiato dal 1956 per il distintivo contributo alla psicologia applicata (e.g., Client-centered therapy, Student- centered  learning). L’elaborazione teorica di Rogers, anche detta Psicologia Umanistica, si richiama alle teorie psicologiche di Leta Stetter Hollingworth, di Otto Rank, Alfred Adler, Kurt Goldstein, Sigmund Freud e B.F. Skinner ed evoluzionistiche di Charles Darwin, sociali di Karl Marx e filosofiche di Friedrich Nietzsche. La pianta di appartamento secondo alcune notizie sembrerebbe quella della casa della nonna materna di Lucian.  Per Rogers tutti gli individui sono al centro di una sperimentazione continua di un mondo esterno complesso che continuamente cambia e si evolve.

Il dipinto offre un’importante suggestione su un’architettura familiare tra padre figlio e nonno a proposito del mondo interno: tema di grande attenzione nel ‘900. In quest’ambiente intellettuale al quale Lucian Freud non era estraneo, sembra di potere rilevare come la scelta interiore di Lucian si differenzia dal padre e dal nonno, che leggevano o progettavano il mondo interno, e si sposta verso una psicologia dell’ascolto, che probabilmente era una sua domanda profonda espressa nel dipinto in un ambiente quasi materno. Tale scelta in realtà si era già espressa in comportamenti sociali disadattati subito dopo l’esodo, al quale ancora bambino il pittore era stato forzato, caratterizzati poi da pathos narcisistico, dipendenza dal gioco d’azzardo e instabilità nelle relazioni sentimentali. Seduceva e abbandonava nella coazione a ripetere tipica della figura letteraria del Don Giovanni.

·         I dipinti Large Interior. Paddington (1968 – 1969) e Head of Ib (1983-1980) non risparmiano la figlia Isabel, scelta come modella, come le altre figlie illegittime tutte coinvolte come in un harem fatto da diverse indipendenti famiglie. Nel primo dipinto la figlia è una bambina di otto anni costretta, di fatto, a posare nuda e scomposta per il padre e nel secondo, dopo 14 anni, è una giovane donna di ventidue anni che è ritratta con la medesima triste rassegnata espressione del viso di quando aveva otto anni e mostra i segni indelebili quanto meno di un abuso psicologico sul quale a ventidue anni chiude gli occhi che erano persi nel vuoto dell’allora bambina. Quasi tutti i figli illegittimi riconosciuti da Lucian, quattordici nel lascito testamentario, avranno gravi disturbi dello sviluppo di un’armonica sessualità.          

 

Impossibile non riconoscere nel pittore verso le modelle e i modelli, nel padre verso le figlie e i figli e del seduttore verso le amanti un più che evidente sadismo che raggiunge aspetti che richiamano le convinzioni generali di Freud di un persistente aspetto polimorfo della sessualità infantile fissata probabilmente al trauma del piccolo esodo del piccolo bambino di allora che determina una regressione alla sessualità infantile nel delicato momento della pubertà. I tre dipinti citati sono scelti per gli aspetti psicologici dell’autore ma sono parte di una smisurata collezione di opere costruita sapientemente dal gallerista e probabilmente anche dal Governo Inglese, che aveva puntato sugli artisti arrabbiati della scuola di Londra per accreditare la Gran Bretagna nel panorama dell’arte figurativa nel dopoguerra in modo distinto e identitario. Seguendo questa scia facilitata dalle circostanze la carriera artistica di Lucian sviluppa progressivamente senza battute di arresto e si consolida prima a livello nazionale e poi internazionale attentamente curata dal gallerista. Il pittore si affeziona al suo personaggio in un percorso di cui si fa virtù dei difetti relazionali in una propaganda che poi esalta le quotazioni delle opere.

·         Dal 1943 il pittore si trasferisce a Paddington, un quartiere rurale mal frequentato di Londra, apparentemente dove era più agevole andare a cavallo e portare i cani a correre. Cominciano le mostre e le vendite dei suoi quadri. Modelli e galleristi e Clienti accettano le sue condizioni consistenti in estenuanti e imbarazzanti pose e tempi lunghissimi di realizzazione nei quali lavora senza soste. E’ presto un personaggio e riserva il medesimo trattamento aspro e denigratorio alle sue relazioni sociali e a chi lo frequenta. Il personaggio prevale sulla persona e i veri affetti sono riservati ai suoi cani che tratta bene e addestra a posare per lui e ai cavalli che cavalca senza sella in piena libertà.

·         Nel 1977 si trasferisce a Holland Park, un quartiere residenziale di Londra già allora molto ben frequentato, dove era più giusto avere lo studio per un pittore affermato che presto è lanciato nel mercato internazionale.                     

Nel 1970 era morto il padre e da questo momento l’affermazione del pittore già avviata continua a collezionare premi e riconoscimenti internazionali e la sua strada e il suo mito ormai sono già costruiti. Anche in queste circostanze è opportuno soffermarsi a leggere tre opere realizzate nel periodo del lutto del padre, dal quale aveva ricevuto un semplice e naturale sostegno educativo e psicologico centrato sulla valorizzazione del suo talento e sulla necessità di studiare.

·         Il dipinto Wasterground with Houses, 1970-1972 è un olio su tela sicuramente grande (167 x 101) corrispondente alla veduta dalle finestre del suo studio a Paddington: un cortile adibito a discarica di oggetti abbandonati. Il sentimento inequivocabile è l’abbandono.

·         Il dipinto Head of Woman, 1970 è un olio su tela piccola (24  x 19) che ritrae un volto addolorato, angosciato, sofferente e dolente. Non è come gli altri ritratti ricorda i volti dei disegni sui Refuges: pupille storte, mascelle serrate e una smorfia per labbra.

·         Il dipinto Factory in North London, 1972 è un olio su tela perfettamente quadrata (71 x  71) che si avvale di una perfetta composizione e di un contenimento espressivo: il muro di cinta in primo piano potenziato dai vetri che feriscono chi vuole intrudere. Su un davanzale un paio di scarpe bianche abbandonate simbolo di una presenza che più non è. Il dolore è assorbito in un contenimento e sembra aver trovato una difesa più efficace diciamo pure realistica come il pittore voleva fossero i suoi quadri.

Nel 2005 dona alla Regina Elisabetta un piccolissimo ritratto, l’equivalente si potrebbe pensare di una sorte di contro francobollo nella panoramica celebrativa della ritrattistica di Re e Regine. Tradisce questo dono un profondo disadattamento e una gratitudine che non c’è verso la Gran Bretagna, come tendenzialmente accade a tutti i rifugiati pervasi di eterna nostalgia per le radici irreparabilmente perse.

Nel 2011 muore quasi improvvisamente per un attacco cardiaco.

Lascia una serie smisurata di autoritratti scavati, impastati di colore nei quali mostra di sé sguardi cattivi e mostra spesso i genitali in bella evidenza nei numerosi ritratti: un patrimonio importante in larga parte in proprietà privata di collezionisti.

 

Lascia di sé un vasto repertorio di foto che appartiene a servizi fotografici di propaganda affidati a David  Dawson alla quale mai si è sottratto in piena aderenza al personaggio che gli piaceva pensare di essere.

foto

tratto da https://www.pinterest.it/pin/517421444670458336/

 

 

Ha onorato la sua discendenza da un nonno famoso e da un padre di successo diventando anche lui famoso come sembra volesse la madre, cristiana sposata a un ebreo, che aveva per lui scelto il secondo nome Michele con esplicito riferimento all’arcangelo Michele: una premonizione della madre di una lotta con il drago o con il diavolo che dir si voglia.

 

Conclusione

 

Lucian Freud sembra essersi adattato alla società polimorfa perversa del suo ‘900 per tutta la vita a causa di una fragilità infantile che gli ha impedito di amare perché l’orientamento sessuale prepubere è psicologicamente regredito alla sessualità polimorfa del bambino, rimasto turbato dalle tragiche vicende storiche che non hanno permesso ai genitori di ascoltare e sostenere il bambino e ciò secondo la Teoria sessuale del nonno Sigmund.

Oggi Lucian Freud è considerato uno dei più importanti pittori inglesi e, da molti critici d’Arte considerato un anticipatore del Neoimpressionismo. Grande amico del contemporaneo artista Francis Bacon ha con lui condiviso un atteggiamento provocatorio fuori dalle linee che riflette i fondamentali delle personalità borderline.

Formalmente abbandona presto la suggestione surrealista, come quella ben rappresentata nelle diverse edizioni di Ragazza con la foglia di fico con evidente richiamo al biblico peccato originale. In certo senso forse d’accordo con il nonno Sigmund, con il quale tra l’altro condivideva l’affetto per i cani, sembra tendere ad evitare di psicoanalizzare la sua arte.

Il Freud Museum of London dedica una mostra di approfondimento tra Freud e Salvator Dalì, che corteggiava la Psicoanalisi.

da ottobre 2018museum mostra freud  a febbraio 2019

Tratto da https://www.freud.org.uk/exhibitions/freud-dali-and-the-metamorphosis-of-narcissus/?mc_cid=20fddfcb64&mc_eid=c16d3c905a

 

 “In classic paintings, I look for the unconscious – in a surrealist painting, for the conscious.”  

È la celebre frase di Sigmund Freud che accompagna la mostra che si svolge quest’anno a Londra nello specifico la differenza che voleva rimarcare tra Psicoanalisi e Surrealismo a fronte del corteggiamento dei surrealisti e in particolare di Dalì.

 

Al di là della storia dell’arte e della sensibilità dell’artista c’è comunque un mondo e una cultura sociale che mai pensa a quella realtà traumatica insanabile che orienta in modo irreparabile lo sviluppo emotivo dei sopravvissuti ad una persecuzione, particolarmente se bambini.

 

Letture consigliate e Riferimenti bibliografici

Barlozzetti Guido, L’ombra di Don Giovanni. , ed. RAI Eri 2012

Feaver William ( a cura di), Lucian Freud. , ed. Electa 2005

Freud S. Tre saggi sulla teoria sessuale: edita originariamente nel 1905

Larson Erik Il giardino delle bestie Berlino 1934 traduzione it di Raffaella Vitangeli ed Neri Pozza 2012, Vicenza.

Laing Ronald D.  L’io diviso Studio di psichiatria esistenziale Traduzione di Davide Mezzacapa Piccola Biblioteca Einaudi Ns 2010

Maite Lorés, Keith Patrick ( a cura di), Da Bacon ad oggi. L’outsider nella figurazione britannica., ed. Electa 1991

Meoni Anna Maria presentazione di Sigmund Freud psicoanalista e Lucian Freud pittore agli incontri del CSPL con gli utenti della Biblioteca Pier Paolo Pasolini in Roma (Spinaceto) il 14-12-2018 al link di google + https://photos.google.com/share/AF1QipNp9TSpN55Nn7O4k0GSXG44xr95EBMQsk1baHKeHbFQZ-wD47CBAvmVI05Atms09Q/photo/AF1QipP2dBxUYS6_fRkCFXJga5EjpRI2Bn-TL7F15dPZ?key=dURQeDlwX0h0dkRXbXhycDJJUUx5YnpNTm50bEV3

Pavoncello Vittorio La scelta di Turing Collana Scena muta delle Edizioni Progetto Cultura. Roma 2018.

 

 

A.M.M. 2018