"Interpretazione, costruzione, trascrizione: come leggere Freud oggi?" di  Benvenuto Andrea Baldassarro balthassar@katamail.com

 

Il pensiero di Freud si sviluppa non solo negli scritti destinati alla pubblicazione, ma anche nelle lettere attraverso le quali Freud costruisce la propria teoria, riferisce i risultati della propria autoanalisi in un rapporto transferale nel quale Fliess gioca chiaramente la parte dell’Altro chiamato ad ascoltare i propri dubbi, al quale rivolgere la proprie domande, le proprie speranze, i propri risultati.

La psicoanalisi nasce allora come interpretazione, per la quale la significazione si situa alla stessa stregua di un rapporto causa-effetto: l’interpretazione che l’analista dà del materiale del paziente in seduta indica la causa sottostante il sintomo e libera così il paziente dal sintomo stesso. Non c’è prescrizione di una condotta – neppure agli albori della psicoanalisi, come invece sarà nelle terapie di ordine comportamentale ed oggi cognitive – ma liberazione o creazione di senso. L’analisi si configura allora come un processo che porta l’analizzante a non chiedere di essere liberato dal suo sintomo, ma a cambiare la sua posizione di soggetto. Alla fine della sua opera, prevale invece in Freud l’idea di una ri-costruzione - alla stregua di un procedimento archeologico – in quanto organizzazione, invenzione e donazione di senso ad una vicenda che altrimenti resterebbe muta o lacunosa. Ma l’apparato psichico soprattutto dopo Freud viene può esser pensato come un sistema di inscrizioni e trascrizioni psichiche,  che possono anche non avvenire ma non per questo restare senza effetti: in quanto ciò che non è iscritto non è neppure rimosso, ma attende di essere eventualmente ripreso successivamente e risignificato, e solo allora – eventualmente – rimosso. In questo senso la psicoanalisi ridisegna continuamente il proprio oggetto di indagine ed allo stesso tempo ridefinisce la propria cornice di riferimento teorica.

 

Benvenuto Andrea Baldassarro

 balthassar@katamail.com

 Psichiatra e psicoanalista. Membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana è attualmente segretario scientifico del Centro Psicoanalitico di Roma. Ha lavorato nei servizi psichiatrici di Roma ed ha diretto una comunità terapeutica per pazienti psicotici e svolto attività di formazione per gli operatori di comunità. Pubblicazioni: “Sull’originario nella psicosi”, Riv. di psicoanal., 4, 2005; gli stati-limite: “Zone di frontiera: i confini degli stati-limite”, in AA. VV., Il lavoro psicoanalitico sul limite, Milano, Angeli, 2008; e sulle esperienze di lutto e melanconiche: “Pensare (al)la perdita”, in AA. VV., La perdita. Lutti e trasformazioni, Milano, Vivarium, 2011. Sul rapporto tra metodo scientifico e metodo storico in psicoanalisi ha scritto “Tracce. Il metodo psicoanalitico ed il soggetto della conoscenza” in AA. VV., Psiche e storia, Milano, Angeli, 2009. Inoltre, “Il soggetto tra sessi e generazioni. Tramonto del complesso edipico?”, In AA.VV., Il complesso del piccolo Hans, Roma, EDUP, 2010; e “Metapsicologia senza confini?”, in AA.VV., Metapsicologia. Quali confini?, Pisa, Plus ed., 2010.  “La comunicazione inconscia: chi o cosa parla quando si (in)scrive qualcosa”, in Rivista di psicoterapia psicoanalitica, XIX, 1-2012, Roma, Borla; Brève anthologie psychanalytique de la honte et de la pudeur” e “Don Juan sans culpabilité et sans honte” in AA.VV., Il n’y a plus de honte dans la culture, Paris, Penta Editions, 2010; “Le ‘sentiment océanique’ dans le négatif maternel”, in Revue française de Psychanalyse, LXXV, 2011-5, Paris, PUF; “Se taire”, in Esquisse(s), Printemps 2012, “Silence”, Paris, Éd. du Félin. Vive e lavora a Roma.