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ANNA FOA

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIALLOMANIA

Quando ero giovane, leggere libri gialli era considerata cosa un po’ vergognosa. E per questo, anche molto trasgressiva. Se si leggeva Sthendal o Tolstoi, lo si leggeva apertamente, lasciando il libro aperto in mostra dove capitava. Ma quando si leggeva un libro giallo, si faceva bene attenzione a seppellirlo sotto altri libri, non proprio a nasconderlo ma quasi. Il tempo impiegato a leggere libri non era mai perso, ma quello impiegato a leggere libri gialli era assolutamente uno spreco: un delizioso spreco, da degustarsi con crescenti sensi di colpa, beandosi nella lettura, possibilmente stravaccati su un divano, con la musica sullo sfondo. La musica era naturalmente Vivaldi o Mozart, su questo non transigevo nemmeno io. Quando ero piccola, non sentivo mai canzoni, a meno che non fossero le canzoni di Brassens, di Piaf o di Montand. Per fortuna, siete troppo giovani per capire quanto questo mi collochi lontano nel tempo....

Per molti anni, ho continuato a comprare gialli, a divorarli bulimicamente, e a sentirmi in colpa perchè  perdevo tutto quel tempo a leggerli. Naturalmente, la fantascienza era esclusa da questa clandestinità riservata alla letteratura poliziesca, come escluso era qualche grande classico, Conan Doyle, Collins...A nobilitare la fantascienza era venuta un’antologia di racconti dell’Einaudi, che l’aveva trasformata in letteratura seria, sia pur, sospetto, minore. E così, Asimov e Philip Dick si potevano leggere senza problemi. Naturalmente, ancora più banditi erano i generi  più popolari dei gialli, come i libri rosa. Ricordo di averne letti tre, ad otto anni, mentre ero a letto con quella che allora chiamavamo “itterizia” e che era forse epatite virale. La gravità della malattia spiega la gravità della trasgressione, ma a dire il vero non mi erano piaciuti e non ne ho mai più letti. Ma i gialli hanno continuato a rappresentare il mio lato nascosto ed oscuro.

Ora, i gialli occupano una gran parte degli scaffali delle principali librerie, divisi a loro volta per generi e sottogeneri. E’ un fenomeno che cresce negli anni, e ormai è divenuto dilagante. Dappertutto, tutti comprano gialli. Ma non basta, tutti si sono messi a scrivere gialli. Autori italiani accanto ai classici inglesi e americani e francesi, e poi cinesi, giapponesi, svedesi. Gialli scritti splendidamente o gialli scritti malissimo, che però si buttano via dopo dieci pagine.  Siamo diventati bravissimi a capire al primo sguardo se vale la pena di leggerlo. E ormai, mi capita di nascondere i miei esili libri di storia sotto dei gialli voluminosi.

E così, mi hanno chiesto di scriverne qui, naturalmente facendo bene attenzione a non rivelare l’assassino. Bene, cominceremo presto, appena avremo finito di leggere la quaestio VIII della Summa Theologica. Bisogna pur fare qualcosa di serio nella vita!

 Anna Foa

 

 

 

Anna Foa è professore di Storia moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Specialista di storia sociale e culturale e di storia degli ebrei, è autrice tra gli altri del volume sugli Ebrei in Europa dalla Peste Nera all’emancipazione (Roma-Bari, Laterza, 1998, trad. ingl. California University Press, 2000). Diaspora (Roma-Bari, Laterza, 2008)