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BAMBINI IN FUGA

I giovanissimi ebrei braccati da nazisti e fondamentalisti islamici e gli eroi italiani che li salvarono

 

In questi nostri giorni quotidianamente segnati dalle stragi islamiste la cui crudeltà e odio ci pongono di fronte alla domanda: perché?

In questi nostri giorni dove assistiamo alla strumentalizzazioni della memoria, vedi le dichiarazioni del premier Netanyahu che asserisce che il Gran Muftì di Gerusalemme Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī fu il vero ispiratore della soluzione finale di sterminio degli ebrei perseguita da Hitler.

In questi nostri giorni dove la Brigata Ebraica, che combatté contro il nazifascismo, è accusata di nazismo e viene esclusa dalle celebrazioni del 25 Aprile per permettere alle bandiere palestinesi di celebrare una vittoria che non era la loro storia, semmai la loro sconfitta.

In questi nostri giorni dove gli antichi legami fra le destre e il mondo islamista sono spesso sottovalutati e fatti propri invece dalle sinistre.  

In questi nostri giorni dove non si capisce più se si stiano combattendo le destre dell’imperialismo economico e quelle dell’imperialismo islamico oppure è altro il problema che risiede nel non essere abbastanza consumatori o abbastanza sottomessi all’Islam.

Insomma, in questi nostri giorni, dove forte è l’impulso a voler migrare su altri mondi e pianeti, il libro di Mirella Serri Bambini in fuga ci offre oltre ad un racconto avvincente anche brani di storia, eventi e fatti che ci permettono di guardare al passato e vedere il presente.

Il libro oltre a raccontare una storia di fuga dalla Shoah che vede come protagonisti un gruppo di bambini che troverà in Italia, a Nonantola, la propria salvezza, ci informa sulla vita di un personaggio che fu alla base di quel fondamentalismo islamico che ancora turba e funesta le nostre vite attuali, il Gran Muftì di Gerusalemme Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī.

Bambini in fuga attraverso una scrittura che appassiona sia per l’esito della vita dei bambini sia per la conoscenza storica che mette in atto, ci mostra sì la sconfitta del nazifascismo storico ma anche l’inaspettata fioritura di chi con quelle idee e metodi si alleò ricevendone onori e potere.

Nei giorni successivi all’arrivo si decise di rendere pubblica la notizia che il grande capo palestinese, il quale aveva con molto coraggio capeggiato rivolte antinglesi e antiebraiche, si trovava a Berlino. Hajji Amin fu festeggiato e accolto dai nazisti con grande sfarzo, sull’esempio dato dagli italiani. La fama di gran viveur del   Muftì, in grado di apprezzare il buon cibo e gli appartamenti arredati con gusto e anche con un pizzico di lusso, lo aveva preceduto. Il governo nazista non aveva badato a spese: il Fuhrer arabo trovò ad accoglierlo nell’atrio del palazzo un maggiordomo, una serie di cameriere e uno chef arabo, senza contare l’autista che lo aveva prelevato alla stazione.

Nella sua camera lo aspettava sul cassettone stile impero una busta con un biglietto in cui gli veniva annunciato che, per decisione del cancelliere, avrebbe usufruito di un sostanzioso contributo mensile che gli sarebbe stato versato in dollari.

Leggerlo potrebbe aiutare a capire chi, oggi, con estrema nonchalance preferisce seppellire le bandiere della Brigata Ebraica per le bandiere di una Palestina prigioniera molto di più se stessa, ed anche chi, oggi, sempre parlando di vessilli e veli, copre e seppellisce le nostre sculture per non offendere la vista e la visita nel nostro paese di un dignitario islamico.

 

“Eminenza, siete stato il paladino di rivolte e lotte che ci hanno aperto gli occhi”, così von Ribbentrop accolse il Muftì mentre faceva strada verso lo studio del cancelliere. “Sono sempre stato colpito dal vostro coraggio e dalla vostra audacia che vi hanno trasformato in un’immagine quasi mistica, nel primo vero combattente che mi ha chiarito i misteri del mondo arabo e islamico. La vostra predicazione e la lettura dei Protocolli dei Savi di Sion mi hanno fatto capire tutto. Da tempo speravo di incontrarvi.”

Il ministro aveva colpito nel segno: il Muftì, inorgoglito, si eresse sul busto e rivendicò con lo sguardo lampeggiante di aver contribuito alla diffusione in Medio Oriente dei Protocolli dei Savi di Sion.  

Von Ribbentrop, dopo gli encomi rivolti ad al-Husayni, scrollò la cenere dalla sua sigaretta egiziana e ritenne opportuno cambiare discorso: meglio non esagerare, si disse, poiché il suo Fuhrer nel Mein Kampf aveva discettato a lungo sull’inferiorità razziale degli arabi.      

Bambini in fuga I giovanissimi ebrei braccati da nazisti e fondamntalisti islamici e gli eroi italiani che li salvarono

Mirella Serri – Longanesi 2017

 

 

Redazione Voltapagina

Vittorio Pavoncello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mirella Serri 

BAMBINI IN FUGA

I giovanissimi ebrei braccati da nazisti e fondamentalisti islamici e gli eroi italiani che li salvarono

LONGANESI 2017

 

bambini in fuga

 

Insegna Letteratura e giornalismo all’Università La Sapienza di Roma. Collabora a La Stampa, a Ttl e a Sette-Corriere della Sera. Tra i suoi libri: Carlo Dossi e il racconto (Bulzoni), Storie di spie. Saggi sul Novecento in letteratura (Edisud), Il breve viaggio. Giaime Pintor nella Weimar nazista (Marsilio), I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte. 1938-1948 (Corbaccio, 2005), I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra tra le due sinistre (Corbaccio, 2008). Ha curato Doppio diario. 1936-1943 (Einaudi) di Giaime Pintor e ha partecipato ai volumi collettivi Donne del Risorgimento e Donne nella Grande Guerra (entrambi per Il Mulino). Con Longanesi ha pubblicato nel 2002 Sorvegliati speciali. Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980) e nel 2014 Un amore partigiano e Gli invisibili. La storia segreta dei prigionieri illustri di Hitler in Italia (2015).