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IL PUNTO DI  VISTA  

 

    ANNAMARIA MEONI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arte e Psicoanalisi

 

di : Anna Maria Meoni

 

 

Arte e Psicoanalisi è un argomento che nasce con gli stessi fondatori della Psicoanalisi: Freud e Jungh.

 

S.Freud e C.G. Jungh , hanno con grande interesse guardato all’espressione artistica nel corso dei secoli ed investigato le produzioni artistiche e le biografie degli stessi autori dell’opera d’arte per cercare riscontro alle loro osservazioni cliniche psicologiche e psicopatologiche in tema di Psicoanalisi.

            Entrambi riconoscevano che le espressioni creative artistiche contengono comunicazioni  in modalità intuitiva, metaforica e simbolica  simili al sogno, e ciò in modo indipendentemente dal grado di cultura o di intelligenza o di professionalità artistica.

Jungh, allievo e contemporaneo di Freud, in parte si differenziò dal maestro S. Freud per la lettura psicologica e psicoanalitica dei fenomeni artistici, che riteneva fossero prevalentemente organizzati intorno all’ipotesi di un “inconscio collettivo” e dei nuclei cosiddetti mitopoietici detti “ archetipi” che si possono riconoscere nelle  rappresentazioni figurative o metaforiche essenziali delle opere d’arte.

S.Freud , collezionista di reperti archeologici di arte primitiva, guardava all’espressione artistica popolare, indipendentemente dai valori estetici, per ritrovarvi espressioni dei conflitti inconsci narrati con metafore plastiche o poetiche.

S.Freud riconobbe infatti  nei totem la narrazione del tabù dell’incesto e nella tragedia greca la narrazione del complesso di Edipo. L’attenzione di Freud si rivolse anche alla narrazione inconsapevole ed autobiografica della  nevrosi degli stessi artisti riconoscibile nell’opera d’arte: emblematico è il saggio su Leonardo da Vinci di Freud.

            C.G. Jungh ha approfondito l’esame delle opere artistiche oltre l’assunto teorico, che fonda la psicoanalisi, del conflitto inconscio individuale. Ha riconosciuto alle opere d’arte l’espressione di un inconscio collettivo, a tutti comune, che è narrato con elementi primordiali ai quali attinge  la cultura popolare e religiosa con i miti e le iconografie, che ricorrono trasversalmente in tutte le culture e in tutti i tempi, e l’espressione artistica quando raggiunge l’efficacia di una comunicazione universale, indipendentemente da memorie tramandate o contatti sociali.

L’attenzione di questi due grandi autori ai temi psicologici dell’espressione artistica ha prodotto saggi e lezioni di grande interesse narratologico. Tanto è vero che recenti approcci critici alla Psicoanalisi tendono a riconoscere a questa disciplina prevalenti caratteristiche narratologiche in una prospettiva teorica , anziché caratteristiche realistiche in una prospettiva scientifica di verifica di una teoria. Un fascino letterario della produzione scientifica di Psicoanalisi che non include comunque  la Psicoanalisi nelle  espressioni artistiche e nella narratologia.

 

Nell’ambiente medico scientifico, prima della Psicoanalisi, psichiatri fenomenologici avevano aperto un altro capitolo d’indagine osservando l’espressione figurativa dei pazienti e le possibili analogie con le opere d’arte.

E. Kraeplin  aveva cominciato a raccogliere oggetti, disegni e scritti dei pazienti psichiatrici che aveva ricondotto ad un concetto espresso come “arte patologica”, con ciò intendendo essenzialmente definire il concetto che, nell’opera creativa di un folle, si possa procedere ad un analisi dei sintomi manifesti. Una realtà riconoscibile concretamente nell’oggetto, che poi ha avuto sviluppo diagnostico con la tecnica dei test proiettivi e della interpretazione dei disegni spontanei, nel quadro più generale della comunicazione non verbale.

Jasper , che già guardava con interesse alle novità presentate dalla Psicoanalisi, introduce l’ipotesi che nell’opera creativa si può superare l’attenzione specifica ai sintomi che si manifestano nella espressione figurativa,  per cogliere “ l’unità della espressione umana” e ciò indipendentemente dal valore artistico della espressione figurativa o plastica.

Questi sono i temi base dai quali sviluppa l’analisi psicologica e psicoanalitica delle opere d’arte, così come  l’accredito in tema di storia dell’arte ad alcune forme di arte figurativa spontanea non professionale, antica o contemporanea che sia, come l’Arte Rupestre, l’Arte Primitiva, l’Arte Naives, l’Arte Brut e l’Arte di strada ad opera di artisti sconosciuti e “improvvisati”.

Non per ultimo le spericolate e molteplici sperimentazioni dell’Arte  che a partire dal Primitivismo si amplificano nel 900 in molteplici movimenti artistici  sono espressioni artistiche volutamente orientate al recupero di emozioni profonde e di spontaneità  ad opera di artisti professionisti che, in modo talvolta trasgressivo,  ricercano una comunicazione immediata e profonda con il loro pubblico (Pop art, Funk art,Body art, Wrapping art, etc.) e che culturalmente sono influenzati dal movimento culturale e scientifico della Psicoanalisi, disciplina medica ormai affermata, che inconsapevolmente aveva autorizzato, tante sperimentazioni fuori dalle regole più stabilizzate.

Vittorio Sgarbi nella prefazione alla mostra “Arte, Genio e Follia” in Siena al complesso Museale Santa Maria della Scala nel maggio 2009,  introduce il tema romantico del rapporto tra genio e follia nella sensibilità moderna a partire da Baudelaire. Nel saggio introduttivo il critico accenna anche alle bizzarrie del comportamento, più o meno sostenute da una concreta psicopatologia, quale elemento che nella vita sociale è reso accettabile quando la persona è un artista. E per di più, citando alcuni casi meno moderni, argomenta come la stessa psicopatologia  dell’artista è resa più o meno accettabile dal giudizio della critica  citando l’esempio dello stesso Vasari, che si dimostrò più tollerante per Pontormo,  piuttosto che per Aspertini, artista questo ultimo meno valutato dal Vasari. È come se la bizzarria fosse benigna solo se espressione di genialità estrosa, mentre rimane degenerazione mentale maligna quando non si accompagna ad una utilità sociale connessa alla produzione di Arte.

Un dibattito oggi ancora molto attuale ogni qual volta si esamina una produzione artistica di una persona affetta da patologia psichiatrica e che porta a concludere come non tutte le patologie producono lo stesso effetto in un artista e che l’idea di genio e follia è più il riflesso di una cultura, più matura e più civile che ha dato diritti di ascolto a persone turbate da una malattia della mente.

In realtà la valutazione umana e sociale del folle comincia già dal 1700 con Pinel, per essere definitivamente considerata e rivalutata nei primi del 1900 con la Psicoanalisi che riconosce il significato di comunicazione simbolica alle produzioni psicopatologiche più bizzarre quale sogni, allucinazioni, deliri, così comprendendo anche le espressioni figurative non verbali o verbali metaforiche, che talvolta possono assumere valore estetico o  artistico, né premeditato né cercato.

            Questo passaggio culturale, come giustamente sottolinea Sgarbi, matura già prima nella cultura romantica, che, a prescindere dalla follia, attraverso le sperimentazioni dei poeti maledetti e le speculazioni dei filosofi, conferisce a fantasie e  angosce un senso compiuto e un significato di pari dignità del simbolo. In parallelo a giudizio del critico d’arte sarà l’evoluzione posti impressionista nella storia dell’arte che segna con la pittura espressionista un canale espressivo nuovo più diretto con l’inconscio e le fantasie che soggiacciono all’inconscio.

La critica d’arte e la storia dell’arte si è dunque dovuta incontrare con espressioni decisamente inusitate nel novecento molte delle quali a cavaliere della follia vera. La creatività del folle è divenuta un argomento spesso autonomo ed il problema principale è stato posto proprio con Dubuffet e l’Art Brut.

art brut

A lato, un particolare di un'opera di Henry Darger(1892-1973)

Tratto da https://sites.google.com/site/artistiutili/articoli_dossier_segnalazioni_arte/art_brut_psicanalisi

 

Certo è che il 1900 è stato un secolo ne quale si intrecciano indissolubilmente due grandi novità in campo scientifico e artistico nel segno della libertà, che conferiscono alla Psiche una indipendenza dalla fisicità e all’Arte una indipendenza dalla committenza.

 

Bibliografia

E.Giusti, G. Mintone”Le epistemologie e le attitudini prevalenti in alcuni modelli terapeutici” in Nuove Prospettive in Psicologia Anno XXIV n.2. Novembre 2009 (fasc. n. 42)

 Freud S.,Saggi sull’Arte,la letteratura e il linguaggio,ed.Boringhieri 1969

Jung C.G. “Gli archetipidell’inconscio collettivo” ed.Boringhieri (BB,N.102)

P.Ventura “Le parole dell’Arte” ed. Rizzoli, Milano 1993.

Arieti S., Creatività la sintesi magica, ed.Basic Books,New York,1979

Meoni Anna Maria " Arteterapia" in  www.psychomedia.it/neuro-amp/index.html  (A.M.P. H.P.Seminari 1999-2000)

V. Sgarbi  ‘Arte, Genio, Follia ’ il giorno e la notte dell’artista” edizione Mazzotta 2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anna Maria Meoni   dr.ssaPrimarioPsichiatra agupart@hotmail.com