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IL PUNTO DI  VISTA

   

 

  ANNAMARIA MEONI  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE ALI DELL'ANNUNCIAZIONE DI MONTE OLIVETO

Problemi di interpretazione psicoanalitica dell’opera d’arte

di Meoni Anna Maria  

Tratto da: https://www.uffizi.it/opere/annunciazione

 

Leonardo da Vinci è, come a tutti noto, al tempo stesso: artista e scienziato. Una versatilità comprensibile se si considera la sua intelligenza geniale, mai testata ovviamente dal punto di vista psicometrico, adeguata a quella cultura rinascimentale che favoriva curiosità di ogni genere e tipo (Kemp M. 1985). E per l'Arieti (Arieti S. 1979), Leonardo da Vinci è quasi un fenomeno tipico del Rinascimento italiano per l'espressione di una creatività multipla, che, nel caso di Leonardo, non è disgiunta dalla straordinaria portata della sua mente. Una versatilità di non facile interpretazione psicologica e psicodinamica come lo stesso Freud, in apertura al suo ormai famoso e controverso saggio dal titolo "Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci" (Freud S. 1910), ebbe a rilevare quando suggerisce che le motivazioni di quest’artista alla ricerca scientifica possono essere interpretate come difese ossessive dall'angoscia. Tali difese psicologiche potrebbero, per altri versi, avere inibito la libera espressione delle funzioni psichiche più inconsce e quindi più creative ma per la critica d’arte le opere di Leonardo non sembrano affatto risentire di coartazione creativa alcuna.

Nel suo saggio S. Freud (Freud S. 1910) collega la memoria infantile del volo del nibbio al sorriso della Monna Lisa proponendo l'interpretazione psicoanalitica di un conflitto omosessuale in parte confermata dalla biografia dell’artista.

E' doveroso ricordare come lo stesso Freud , con il rigore psicoanalitico dello studioso, premette esso stesso le critiche alla sua sommaria ipotesi. Nella lettera al pittore Herman Struck del 7 novembre 1914, si scusa di di tutte le ricerche retrospettive sugli artisti e le loro opere un’interpretazione così “selvaggia”, perché manca quella conferma che solo può dare il contesto attuale del trattamento psicoanalitico e del transfert: cosa ovviamente non più fattibile per la non contemporaneità delle vite dei due protagonisti l'artista e lo psicoanalista in questo caso. Un tratto comune che pregiudica l'attendibilità scientifica dal punto di vista psicoanalitico (Jung C.G. 1932).

Ciò nonostante questi studi retrospettivi hanno avuto e continuano ad avere valore metodologico speculativo sviluppando ipotesi, verifiche e contributi utili alla esplorazione delle funzioni psichiche che sottendono alla espressione nell'arte e alla creatività in genere (Jung C.G.1980). Questi studi rappresentano interessanti contributi alle linee di ricerca, che cercano di definire il campo dell'estetica da quello della psicopatologia clinica (Freud S. 1908).

                       Conserviamo la memoria infantile del volo del nibbio che c’è lasciata autografa dallo stesso Leonardo: in essa riferisce un ricordo d'infanzia, che, a molti, è apparso poco verosimile. Secondo il ricordo, che si riferisce a un’età della quale sul piano neurofisiologico non è provato si possa conservare nitida e attendibile memoria, un uccello rapace (il nibbio) si sarebbe calato sulla culla ove Leonardo neonato giaceva e con la coda avrebbe più volte toccato le labbra del bimbo. A lungo si è discusso sul fatto non verosimile che in una zona popolata un animale rapace potesse calarsi indisturbato su qualcosa come una culla, ove riposa un neonato e della riconosciuta erronea traduzione in tedesco del nibbio in aquila, che ha esasperato queste discussioni nella letteratura dell'epoca.

E' tuttavia doveroso ricordare come il nibbio, uccello rapace, endemico nell’Europa meridionale, più piccolo dell'aquila, popola ancor oggi i cieli dell'Italia centrale e non osta lo sviluppo industriale di queste zone alla sua riproduzione. Si deve immaginare che, in epoca rinascimentale, il volo del nibbio fosse una presenza costante nei cieli umbri e toscani.

L'animale è tra l'altro facilmente riconoscibile per la coda biforcuta e l’ala angolata in volo (Bologna G. 1978) – (Conci C. 1969).

Tratto da: https://www.birdingveneto.eu/venezia/guida/nibrea/nibrea.html

 

Mentre la coda biforcuta, oltre le dimensioni, distingue il nibbio dall'aquila, l’ala che permane angolata in volo, al pari dell'aquila e di tutti gli altri uccelli rapaci, lo caratterizza nella sua specificità di appartenenza alla specie.

Più piccolo dell'aquila, anche quando è bianco e reale, il Nibbio non è temuto dai contadini o dagli allevatori, anzi è ben visto per l'attività di predazione, sinergica all'uomo, di rettili e di vipere in particolare. Sa adattarsi alle circostanze e comprende quando è indesiderato ed ha anche un ruolo spazzino nei confronti di animali morti e immondizie di ogni genere facilmente reperibile nelle zone abitate.

Appare così non più completamente fuori luogo il volo di un nibbio sopra una culla nella campagna fiorentina nell'anno 1400 d. c. e non è da escludere una memoria di cultura di gruppo costruita su elementi di familiarità e tolleranza. Resta confermata l'impossibilità di un autentico ricordo nell'individuo, così come Leonardo, di se stesso biografo, ha voluto tramandare sebbene non sia escluso che il fatto possa essere veramente avvenuto ma sia stato raccontato a Leonardo, così da fargli credere di ricordarlo veramente.                                                                                                         

Dal punto di vista psicologico prima, e psicoanalitico poi, si apre la discussione sulla motivazione e l'emozione, che hanno portato Leonardo a voler tramandare questa storia, ripresa come già detto nel controverso saggio di Freud.

    Il saggio di Freud si colloca nell'interesse sempre attento della Psicoanalisi ai fenomeni della creatività o alle abilità artistiche della mente umana che trovano concretezza nelle cosiddette opere d'arte e nella disciplina a esse connessa che è la Storia dell'Arte.

                       Piani culturali tra loro molto diversi, arte e psicoanalisi, e spesso in polemica, tra una grande confusione epistemologica nella quale, va detto, il primo a non riconoscersi mai, qualunque cosa si dica, è proprio l'artista (Gombrich E.M.  1982).

Con tale preliminare consapevolezza si può cercare di approfondire eventuali altri e diversi legami o raccordi tra la memoria infantile del nibbio e i capolavori dell'artista.

   Il particolare delle ali di angelo nel dipinto dell'Annunciazione di Monte Oliveto, oggi agli Uffizi in Firenze, dipinta tra il 1475 e il 1478 in tavola 127 x 98 cm., quando Leonardo lavorava a bottega presso il Maestro Verrocchio, ha curiosamente attirato la nostra attenzione, sebbene sia trascurato sia da critici d'arte sia da psicoanalisti. Tra i critici d'arte solo Argan (Argan G.G.) ha dedicato un'annotazione alle ali di quest’angelo, del quale così sottolinea il verismo: " Nell'Annunciazione [Uffizi ] Leonardo non ha ancora deciso di abbandonare i principi di visione abituali, anche se cerca di sintetizzare  nell'angelo l'ultimo slancio e la subita  frenata del volo".                  

Resta Argan l'unico critico d'arte a essersi almeno appena soffermato su questo particolare delle ali, in una generale situazione che vuole questo dipinto trascurato, se così si può dire, alla luce dei più importanti capolavori della Vergine delle Rocce, della Monna Lisa e del Cenacolo.

A un’attenta disamina sul particolare delle ali dell'angelo emergono significati e curiosità di grande interesse pittorico iconografico e psicoanalitico. Prima di sviluppare la discussione critica sul particolare delle ali dell’angelo in questo dipinto di scuola (Kemp M.1985), si deve pur dire che lo stimolo a questa ricerca è venuto da un osservatore, che per la prima volta si accostava allo studio della Storia dell'arte (Meoni A. M. 1994) e per di più persona turbata e disturbata da patologia psichiatrica. Tale osservatore, nel momento in cui fruiva dell'opera d'arte nel contesto di un corso culturale di base, presentò una vivace reazione critica non condividendo affatto la raffigurazione alata di questo angelo:

               

                   "non mi piacciono queste ali. Non sono ali di angelo: sono piuttosto ali di animale rapace. Guardate sì sono proprio ali di aquila: no! un angelo non può avere ali di aquila."

                                                                                                     

 

Questo commento emozionato e genuino, scevro quindi di sovrastrutture culturali e accademiche, appartiene a una donna di quarantadue anni, che manifesta dall'età di venti anni un disturbo isterico di personalità concomitante a una debilità mentale lieve. Ha conseguito in scuole private il diploma di scuola media inferiore è nubile, usciere negli uffici postali ove ha un lavoro protetto grazie alla riconosciuta invalidità civile per patologia psichica invalidante. Tratteremo questa suggestione come un esempio di quello che gli autori inglesi descrivono come over sight dei meno capaci: si assiste infatti nella pratica clinica a manifestazioni intuitive spiegabili solo come manifestazioni di una memoria innata riferibile alla teoria degli archetipi di C. G. Jung.

Questo commento, così avverso alle ali dell’angelo dell’annunciazione di Monte Oliveto, ha portato un altro membro del gruppo, una donna colta di 45 anni, da più di 20 anni pittrice e disegnatrice, impegnata con successo nel cinema di animazione come regista, a riflettere a voce alta, con genuino interesse e sorpresa, che fra le moltissime cose dette su Leonardo da Vinci questa era una notazione che proprio mancava.      

E dunque, la domanda è: gli angeli possono avere ali di aquila?

Percorrendo l'iconografia dell'angelo nella storia dell'arte la risposta è che gli angeli possono anche avere ali e che possono anche non avere affatto ali (Bussagli M. 1991).

Quando presentano ali, si confondono con l’iconografia delle figure alate laiche, quali le vittorie alate, richiamate  dagli angeli barocchi (Chastel A. 1956): basti ricordare, uno per tutti,  l'esempio del castello Sant'Angelo in Roma e l'antistante ponte sul Tevere.

Seguendo invece l’iconografia religiosa cristiana, iniziale e più ortodossa, si scopre che gli angeli non possono avere ali di uccello, quali le vittorie alate possono culturalmente avere. Secondo la genesi, infatti, il mondo animale è proprio la controparte e il rovescio del mondo angelico (Shurè E.1983). Considerare, come taluni propongono, l'angelo alato infine la trasposizione nel mondo cristiano della sfinge alata è un errore (Bussagli  M.1991).

Infatti, per quanto l'ala richiami un'idea di superiore potenza, essa è nella cultura laica connessa al volo di uccello e alla potenza della comunicazione, mentre nella cultura cristiana è connessa al vento (Innocenti Presciuttini L. 1987) e del vento indirettamente rappresenta l’onnipresenza attributo, questo sì, esclusivo del Dio.  "Il vento arriva anche dove la luce si ferma " secondo S. Paolo, anche se qualche confusione epistemologica trova ragione in Dante quando parla degli angeli come "uccelli di Dio" (Alighieri  D. 1315).  Lo studio dell’iconografia religiosa dell'angelo porta a verificare come solo dopo il IV sec. d.c. l'angelo nel Cristianesimo, tranne qualche rara eccezione, diviene quella figura alata che, prima, rigorosamente non era.

Le tendenze manieristiche del cinquecento nei successivi secoli portano la costanza di angeli potenti dalle ali possenti, che senza dubbio richiamano l'animale rapace per l'apertura angolata di volo verista, che, sul piano pittorico, è praticamente anticipata   proprio nella Annunciazione di Monte Oliveto di Leonardo da Vinci. Il manierismo, appare, in effetti, reintrodurre nell’iconografia religiosa il tema più laico della Sfinge alata, che la precedente cultura cristiana aveva rigorosamente differenziato dal tema dell'Angelo.

Il tema dell'annunciazione alla Vergine Maria, squisito tema di pregnanza cristiana per il mistero del concepimento attraverso lo Spirito Santo, bene si presta a selezionare le rappresentazioni figurative dell'angelo cristiano, per lo più alato nelle Annunciazioni anche se, come detto, non sempre. Una rassegna delle raffigurazioni pittoriche dell'ala dell'angelo nelle Annunciazioni di tutti i tempi non lascia nulla d’inespresso: ali lunghe, corte, stilizzate, orizzontali, verticali, in attitudine di volo o di riposo, con penne e senza penne, piccole o grandi, di cigno, di falco, di aquila e di quant'altro.

La simbologia dei dipinti delle Annunciazioni è stata variamente studiata e molto anche dal punto di vista dell'emozione del quadro e cioè se essa sia centrata sulla potenza di Dio o sull'emozione della vergine Maria, a seconda se l'angelo sia dipinto a destra o a sinistra del quadro per chi guarda. L'arcangelo Gabriele riassume in la penetranza dello Spirito Santo, che è quasi mai raffigurato e al tempo stesso il ruolo di messaggero di Dio.

          Quando l'angelo è a destra, l'Annunciazione è datata dopo il quattrocento e prevale la potenza di Dio resa anche attraverso il turbamento della vergine Maria in luce a sinistra.

         E' questo un passaggio importante per questa discussione critica perché l'Annunciazione di Monte Oliveto è espressione della cultura dell'epoca in cui Leonardo è vissuto. Siamo ancora, infatti, nelle Annunciazioni cosiddette sinistre e quindi meno centrate sulla potenza di Dio. La tavola è dipinta di scuola rinascimentale, che, a ben guardare il trascurato particolare delle ali, precorre le successive Annunciazioni cosiddette destre, anche se è sinistra sul piano compositivo, per la potenza dell'angelo con quel verismo di luce barocca, che solo pochi anni dopo si manifesta con la Vergine delle Rocce, sempre di Leonardo.

Il dipinto dell'annunciazione di Monte Oliveto fu elaborato alla bottega del suo maestro il Verrocchio, in collaborazione con gli altri discepoli, tra cui il Botticelli. L'ala è di sicura e certa attribuzione a Leonardo, così come in larga parte tutto l'angelo. E, infatti, è l'ala verista, non naturalista, che già presenta i caratteri dell'arte matura di Leonardo e che distingue l'angelo dal resto del quadro più naturalista. Inoltre precorre nell'ala e nell'angelo quello sforzo sintetico, di successiva e più elevata testimonianza che è proprio nello stesso Leonardo il sorriso di Monna Lisa, così approfonditamente discusso da Freud e non solo.

Un passaggio culturale che fa il suo naturale percorso storico e all'interno del quale si collocano le osservazioni psicoanalitiche, spesso maldestre, che cercano di riconoscere ciò che l'artista ha messo di se stesso in quel processo culturale e creativo condiviso, nell’emozione, con gli altri della propria epoca. Alla luce del particolare dell'ala appare pertanto non inopportuno rivedere la memoria infantile del nibbio e le considerazioni di Freud per aprire lo studio e la ricerca di altra possibile ipotesi sui rapporti tra inconscio e processi creativi di Leonardo da Vinci.

           La psicoanalisi tende a considerare l'espressione figurativa quale mezzo utile alla comprensione dell'inconscio. Pertanto nella rappresentazione figurativa sarebbe proiettato in maniera inconsapevole dall'autore, il proprio inconscio, abitualmente censurato in modo inconsapevole (Bartalotta Pino G. 1998). Tale aspetto è condiviso da tutti artisti e non, adulti o bambini, persone, psichicamente disturbate e non, quando si esprimono tracciando disegni. In ogni caso lo svelarsi dell'inconscio attraverso l'espressione figurativa, casuale o indotta, chiede un'interpretazione o un’analisi per comprenderne il significato al pari dei sogni e delle fantasie sempre in contesto clinico alla presenza dell’autore del sogno o della raffigurazione creativa. Come già detto in questo caso, non abbiamo situazione clinica e per di più una storia povertà nell'infanzia di Leonardo da Vinci e anche Freud infine appare, tra l'altro, non sufficientemente documentato quando immagina, o da scontate, eccessive affettuosità della madre nubile verso Leonardo figlio naturale (Gombrich E.M. 1982).

Di contro è messo l'accento sul fatto che l'essere figlio naturale potesse costituire qualche problema per Leonardo. Vi è invece ragione di ritenere, all’opposto, che la condizione di figlio naturale, per di più di padre importante, fosse per l'epoca condizione più di vantaggio che di svantaggio, più onore e privilegio, che non disonore. Sappiamo poi invece, per certo, che di conseguenza alla sterilità della moglie, il padre di Leonardo, quando questi aveva quattro anni, si decise a scegliere Leonardo quale suo primogenito maschio ed erede. Un fatto questo di vitale importanza che ha dato a Leonardo sicurezza di agi e stimoli culturali, all'interno dei quali il suo genio si è poi potuto esprimere, convenientemente e liberamente coltivato, senza privazioni e secondo la sua indole.

Appare così non tanto fortuita l'assimilazione della storia di Leonardo con i prescelti, come così fu prescelto il Cristo figlio di Dio. Vogliamo ipotizzare che il tema dell'Annunciazione avesse potuto evocare, per associazione, in Leonardo un suo sentirsi prescelto, così risolvendo libido e relativi conflitti nel mistero del figlio di Dio. Conflitti edipici questi sì, forse mai risolti, piuttosto che omosessuali, come supposto da Freud. Riprova di ciò è l'assenza di un matrimonio nella vita di Leonardo, mentre non vi è certezza della presunta omosessualità, rimasta una documentata infamia, dalla quale andò assolto con certezza giuridica.

Il sorprendente particolare figurativo dell'ala nel dipinto dell'Annunciazione di Monte Oliveto, che appare dal punto di vista della storia dell'arte fin troppo anticipato nel percorso pittorico di Leonardo stesso e nella cultura pittorica di quel momento, potrebbe essere piuttosto un segno indiretto di un’idea di Sé onnipotente e megalomane. Quel poco che sappiamo sulle abitudini di vita dello stesso Leonardo è compatibile con atteggiamenti megalomanici: bei vestiti, agio nella vita di corte e compiacimento nell'attirare  l'attenzione con giochi e scherzi grandiosi e futili al tempo stesso. Un tratto di genio e idiozia insieme, che ha sempre sorpreso critici e studiosi a fronte delle indubbie e dimostrate capacità d’intelligenza nella ricerca scientifica e nel coraggio di essere, se necessario, anche contro la cultura religiosa dominante.

Lo studio del volo nei suoi aspetti naturalistici e nei suoi progetti d’ingegneria per la costruzione di un ipotetico aeroplano, al quale è andato molto vicino, rende anche ragione dell’esattezza figurativa dell'ala angolata in posizione di volo dell'uccello rapace. Le sue memorie ci dicono quanta importanza dava agli studi sul volo, quando Leonardo credeva che la sua vera grandezza sarebbe stata creare un aeroplano e di quanta emozione fosse in ciò preso, quando scrive: " dal monte Cecere piglierà volo il famoso uccello che empirà il mondo di sua gran fama".

Icaro dunque, questo Leonardo, un Icaro dunque che seppe, comunque, non perdersi nelle sue fantasie onnipotenti, seppe appagarsi dei successi possibili, conservando in Sé un’idea inconsapevole del prescelto, come nel mistero dello Spirito Santo.

Le "Favole" di Leonardo scrittore (Leonardo da Vinci) sono l’altra riprova di ciò considerando il recupero dei valori del mito (Freye 1989) che Leonardo scrittore opera della favolistica tradizionale (Reiss J.B. 1981), quando, con la sua decisa morale, mitiga le pretese dell'uomo e nello stesso tempo avvisa dei pericoli paralizzanti e mortiferi di proibiti desideri (Bettelheim B. 1977) di emulare la potenza di Dio: " Volendo l'aquila schernire il gufo rimase con l'ali impaniate e fu dall'uomo presa e morta. "

                       Talento eccezionale e l’intelligenza superiore sono fattori di rischio per disadattamento  sociale e isolamento affettivo ma Leonardo l’ha saputo evitare. Un uomo che avrebbe potuto essere molto infelice e molto malato e che invece ci pare abbia condotto una vita di qualità con il supporto e l'aiuto di una difesa megalomane utile che non sembra mai essersi scompensata, fatta eccezione per la predilezione di piccole facezie e giochi eccessivi, che dai suoi contemporanei gli furono ampiamente perdonati e dai posteri, più o meno critici, sono poco ricordati. Evidente indulgenza che Leonardo merita a fronte  dei grandi pregi dell'uomo geniale, di cui l'umanità può a ragione andare fiera e orgogliosa, e con il quale condivide il desiderio di prova e testimonianza, che tutti amiamo pensare, di essere figli di DIO.

Riferimenti Bibliografici

D. Alighieri "La divina Commedia" Purgatorio Canto II v.38

G.G.Argan ,B. Contardi  "L'arte italiana dal rinascimento al neoclassicismo"  

S.Arieti (1979) " Creatività la sintesi magica"  ed Il Pensiero Scientifico  Roma 

P.G. Bartalotta (1998)  “Manuale di Arte Teatro Terapia” ed, T:E:R. ,Roma

B.Bettelheim (1977) "Il mondo incantato" ed Feltrinelli  Milano

G. Bologna (1978) "Uccelli" ed. A. Mondadori, Milano

M. Bussagli (1991) "Storia degli Angeli"  Rusconi ed. Milano

A. Chastel "Arte italiana"   

C. ConciVol.4 Il mondo degli animali- Gli Uccelli  p. 331, Rizzoli Editore 1969 

S.Freud (1910)  "Un ricordo di infanzia di Leonardo da Vinci"

S.Freud(1908)"Carattere ed erotismo anale"

N. Freye (1989) "Mito Metafora Simbolo "   Editori Riuniti ed. Roma

G. Fumagalli (1971) "Eros di Leonardo"  Sansoni ed. Firenze

E.M. Gombrich(1982)  "Riflessioni sulla storia dell'arte" ed. Enaudi  

E.H. Gombrich  (1965) "The Mystery of Leonardo" New York Review of Books,11 February.

L. Innocenti Presciuttini (1987)  "La notte degli angeli" Lazio ieri ed oggi  n.10 Ottobre.

C.G. Jung (1932) "Picasso"

C.G. Jung (1980)  "L'uomo e i suoi simboli"  ed. Longanesi  Milano

M. Kemp (1985)"Leonardo da Vinci: the Marvellous Works of Nature and Man" 

Leonardo da Vinci "Favole" codice Atl.fol.67

A.M. Meoni "Prejudice in large groups" pag.759  in "Boundaries and Barries" ed. Mattes, Heidelberg1994

J.B. Riess (1981) "Uno studio iconografico della decorazione ad affresco del 1297 nel palazzo dei   Priori  a Perugia" Bollettino d'arte n9 Ministero Beni Culturali

E. Schurè (1983)"Evoluzione Divina" ed Tilopa Roma

C. Tavarone "l'Angelo degli annunci" in 'Angeli' ed. Centro di Firenze 1994

 

 

 



* Anna Maria Meoni Primario dr.ssaPsichiatra agupart@hotmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anna Maria Meoni   dr.ssaPrimarioPsichiatra agupart@hotmail.com